Samuel Taylor Coleridge e La ballata del vecchio marinaio

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Amo Samuel Taylor Coleridge da sempre.  Ricordo ancora l’incanto che ho provato quando ho ascoltato per la prima volta Kubla Khan al liceo, e la profonda estasi e commozione (quasi una vera e propria sindrome di Stendhal) che mi hanno assalita quando, intorno ai miei vent’anni, ho potuto ammirarne il manoscritto autografo al British Museum. Lo stesso vale per The Rime of the Ancient Mariner e Christabel . In queste tre opere, Coleridge fa un uso particolare dello spazio, ed ha una capacità straordinaria di evocare immagini e situazioni oniriche, allegoriche e visionarie, creando una soglia che dà fantasmaticamente e indubitabilmente accesso all’ oltre . E che ancora oggi è in grado di affascinare e ‘risucchiare’ i suoi lettori, trasportandoli in una dimensione fuori dal tempo, in cui prendono forma e si dipanano accadimenti universali.  Dato il periodo storico particolarmente drammatico che stiamo vivendo, credo che un autore che parla del ruolo fondamentale che l’immaginazi...

Appunti incompiuti di viaggio di Giovanni Borroni

Giovanni Borroni 1951 - 2025

... vivere è un’arte da apprendere giorno per giorno, ciascuno a suo modo, con le carte che la sorte ci ha dato e quel che decidiamo e riusciamo a provare con esse finché, così come ci fummo ammessi, non saremo estromessi dal tavolo di gioco, pur senza smettere di essere universo, quale da sempre siamo, a nostra insaputa.

Unendo passione e consapevolezza di essere protagonisti della nostra effimera, ma tangibile e mutevole esistenza, con la fantasia e la passione perfino la noia di certe ore sprecate può diventare attesa o riposo, da attraversare come un viaggio verso nuovi futuri o un ritorno da ciò che è passato, in un continuum senza veri confini.

Gli appunti di viaggio che seguono sono allora solo il diario intimo di un gioco ogni volta reinventato e profondamente sperimentato.









Penultime volontà
Figlio, ciò che ti lascio è quello che non so
e l’ansia di sapere quello che c’è più in là;
la mia certezza è il dubbio, la soglia del futuro
tu chiamala ignoranza, io curiosità.
Figlio, ti lascio quello che io non ho saputo
fare o disfare, un po’ anche per viltà
ma senza rinnegare ciò che sentivo vero
solo per non sentirmi in colpa o vanità.
Figlio, ti lascio quello che so d’aver sbagliato,
ma sappi che l’ho fatto senza disonestà;
ti restano i miei limiti, ora, da superare:
non te ne vergognare ed abbine pietà.

Figlio, ti avessi avuto, questa sarebbe stata,
senza pudori o debiti, la mia eredità
ma dato che non sei stato, altro che un’idea
darò questo mio lascito a chiunque lo vorrà.


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