Per non dimenticare Cutro: la mostra fotografica "I sogni attraversano il mare".
Con la ferma intenzione di fare della scrittura poetica anche un gesto di testimonianza e di dibattito culturale e sociale vi proponiamo l'intervento di Carlo Penati a margine della giornata di chiusura della mostra fotografica "I sogni attraversano il mare per non dimenticare la tragedia del 26 febbraio 2023".
Cutro
è un cimitero di sabbia
che urla,
urla
inascoltato.
Eppure i migranti che giungono nel ricco Occidente – per costrizione o per desiderio – sono in stragrande maggioranza portatori sani di umanità. Che cosa c’è di più umano di chi cerca un luogo per stare meglio?
Sono i poco umani che li vedono come estranei minacciosi da allontanare o marginalizzare.
Che cosa c’è di più umano dell’atto di scappare da tragedie, disperazione, guerre, carestia e cercare una nuova comunità in cui vivere?
Migrare è semplicemente umano. Da sempre le persone o interi popoli si spostano per cercare acqua, cibo, sicurezza, pace. Per cercare una vita migliore. Essere costretti alla sofferenza e alla morte in luoghi inospitali, come lapidi infisse immote nella terra, è un atto di criminale disumanità.
Essere respinti, maltrattati, posti ai margini nei luoghi di arrivo, approdi sapidi e a lungo immaginati, è un atto di criminale disumanità.
Non perché si infranga la legge – anche per questo, in qualche caso - ma perché si spezza la relazione che ci lega con donne e uomini del nostro pianeta azzurro, la rete di reciprocità che fonda la convivenza e consente a ciascuno di essere liberamente nel mondo, di godere della vita, di divenire secondo le proprie aspirazioni e possibilità.
tra amici non servono le leggi
perché è nella relazione
la capacità di produrre rapporti di giustizia
meraviglia dell’eccezionale nel normale
quando la curiosità spezza l’ovvietà del mondo,
sullo sfondo del possibile
beato chi costruisce relazioni profonde
chi fa del male è accecato dal proprio desiderio
il bene è un lento cantiere aperto
il male è impellente e distruttivo
resistiamo con lo sguardo lieto
nel momento del buio lungo
in nome dell’unica speranza
che la felicità strappi il manto dell’odio
Nello spirito della relazione si costruiscono assieme delle regole, delle convenzioni di buona convivenza, si inventano soluzioni nuove, si contengono le divergenze e i comportamenti impropri.
Io non mi sono mai mosso, in settant’anni ho cambiato casa una sola volta, migrando di cento metri nella stessa strada, quando avevo cinque anni, dal cortile del nonno contadino alla casetta costruita dal nonno impiegato. Non sono minacciato da nessuno, ho quanto mi basta per vivere fraternamente
31.
a noi basta poco
solo un lavoro e avere quanto
ci occorre
essere con gli altri insieme
decidere la nostra vita
Ma chi non ha questa fortuna? Chi non ha soldi, competenze, talenti, cervello da vendere al migliore offerente sul mercato estero, una qualche attrazione che faccia dell’immigrazione un affare? Finisce nell’orrore di un campo di concentramento libico; finisce preda del cinismo dei mercanti di schiavi, vittima nel destino posidonio che agita i mari. Oggetto di interessi impropri, di odio e repulsione, di discriminazione e sopraffazione nelle mete finalmente raggiunte. La speranza si trasmuta in orrore.
Orrore
E’ così dolce il respiro della sera
fascia di speranza gli sguardi d’ottobre.
Com’è possibile che persone con lo stesso destino
trascurino il proprio per distruggere l’altrui?
Correte a guardare negli occhi l’orrore:
fratelli che mutano lo specchio nella morte
Il mostro dell’odio, si aggira ovunque in un periodo storico in cui prevalgono atti e sistemi disumanizzanti.
Il mostro dell’odio
Riappare con la faretra gonfia
il mostro dell’odio fraterno
che da sempre si nasconde
nei luoghi impervi di confine
Con la magia di un gesto
tra le fronde oscure dei boschi
rende irriconoscibile il volto
che ognuno specchia nel proprio vicino
così che occhi e mani identici appaiano
voraci messaggeri di discordia
con l’angoscia fonda di non avere
un territorio
in cui affidarsi
gli uni agli altri
nei gesti quotidiani
Mi chiedo che cosa ci renda e possa continuare a renderci “umani”; e cerco la risposta nella consapevolezza che ogni Io è un Noi, che ogni Singolo è un Gruppo, che ogni Individuo è un Co-individuo. Perché ogni persona è intrinsecamente “relazione”, si forma, vive e diviene continuamente in un rapporto ineludibile di inter-dipendenza con gli altri. Averne consapevolezza ci consente di comprendere e accogliere. Che cosa cerca uno straniero che arriva senza niente in un paese nuovo, per lui straniero?
Tempo incerto
Crisalidi di muschio avvolgono
il cuore del bosco,
in gigantesche pieghe di terra
dove riposano i semi di alberi antichi
aspettando che gli umori
più dolci rassodino
e nascano e rinascano i futuri.
Dove potremo cercare le sfere
che con suono di vuoto siderale
raccolgono in un solo istante
il tempo del già fu e del non ancora?
Là si incontra un animale strano,
che non ha spietati artigli
o altre forme inconsuete,
ma uno sguardo (lieve aperto
che parla a chiunque
gli apra il cuore.
È solo utopia, oggi, abitare reti di relazioni basate sulla fiducia e il rispetto reciproco?
10.
In utopia
il conto del tempo
piega la curva dei giorni
ed è cuore dell’uomo
il fluire di luce e di buio
in utopia
la disperazione è d’obbligo
e il mostro capovolto
ringiovaniscono le acque dei fiumi
e le stagioni confondono i colori
in utopia
la possibilità è l’anima
ed essere a casa dovunque
così si colma la sera di profumi
e l’alba è un lento sussulto di popoli
le utopie
galleggiano nell’aria
e bimbi allegri con gli spilli
le scoppian come palloncini
È solo un sogno utopico quindi o un progetto di futuro? Sognare cieli e terre nuove è oggi una follia?
36.
Non c’è certezza.
Né assenza.
Dio s’inabissa e s’innalza.
I palazzi scricchiolano.
Sognare è un’imprudenza.
La realtà quotidiana è ben diversa, infatti.
39.
Spaventa la solitudine,
tormenta il silenzio.
E’ scandalo il perdono.
La follia è un incubo.
E ancora si trascinano valigie di spago
da una regione all’altra della terra.
E abiti stracciati per le strade.
Fantasie appese a volti rugosi.
Correre in libertà è un sogno
e abitare città
che odorano di fieno.
Felice chi conserva misteri
e conosce le nebbie
e si smarrisce.
13.
Posseduto da un dio,
e non so quale,
trascino ogni giorno le ginocchia
su ruvidi asfalti trascurati
a vendere la mia merce
al mercato universale.
25.
Fermate il tempo,
fermatelo.
Come si posano i fiumi
in piena nei campi,
mentre scrivo che è l’alba
ed è giorno fatto.
Allargate il tempo che contenga
anche il mio sogno
e non mi tormenti senza sosta
il torrente dei pensieri
che ora solcano
anni lontani
d’america ridente e ricca,
prima che il vietnam anneghi
negli stagni di sangue
il gracidare delle rane allegre.
Non ci rassegniamo, continuiamo ostinatamente, come un fiume che scorre furibondo prima di placarsi in pianura, a immaginare e costruire mondi nuovi.
6.
coll’angoscia
già di Majakovskij
il poeta deve affrettare
il tempo
e danzare ai ritmi del futuro
e scrivere il nome
dell’ultimo presidente
del capitalismo americano
2.
tutta la notte in veglia
in attesa di buone notizie
oggi avverranno cose buone
che rimarranno a lungo operose
a un certo punto le piante hanno iniziato
il loro pianto strascicato
il vento ha richiamato nuvole
e fantasmi, ombre e penombre
suoni rapidi improvvisi
e il sordo lavoro di fonderie
oggi silenti, simulacri
di un tempo alacre di fatica
e compagnia
di contrasti ed armonie
la luce stranamente è salita
lentamente, molto lentamente dal basso
e il suo riflesso, come i miei pensieri,
ha schiarito il cielo, terso ora
profondo, vibrante di vita
testimone di un tempo
infinito, sempre lì sulle nostre teste
trasparenza dell’universo
adesso aspetto novità
entusiasmanti
popoli in guerra che si rappacificano
mafie sconfitte dovunque
salute per tutti i bambini
finita la fame per sempre
Nota
I brani poetici riportati nel testo, ad esclusione della poesia di apertura inedita, sono tratti da Sincronaca (dagli anni Settanta), Fara Editore, 2010; Sognare è un’imprudenza, Campanotto Editore, 2010; Il desiderio e lo specchio, Limina Anterem Edizioni, 2011.

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