Lo Spazio nel Romanticismo Inglese




Il Romanticismo ha uno spazio a sé nella storia dei movimenti letterari poiché, per il valore e il significato che esso assegna al poeta e alla poesia, costituisce un momento di rottura con i periodi che l'hanno preceduto, e allo stesso tempo rappresenta un punto di non ritorno, che si proietta in maniera controversa ma indubbia sulla modernità. La novità del Romanticismo, inglese e non, rispetto all'Illuminismo è, in una frase, quella di portare in primo piano le emozioni e i vissuti del poeta, e di fare della lirica il genere più adatto a esprimerne l'interiorità e le intuizioni più profonde. Dunque, il poeta, creatura dalla personalità complessa, inquieta e solitaria, si attribuisce un compito fondamentale: penetrare epifanicamente l'essenza della realtà attraverso il suo sentire, rivestendosi in questo modo di una funzione di profeta-veggente, o comunque di individuo portatore di verità universali, che nella maggior parte dei casi sfuggono al resto degli uomini. Tutto questo ha come diretta, inevitabile conseguenza il suo progressivo disinteresse, più o meno sofferto e ambivalente, nei confronti del pubblico e, più in generale, della società - che spesso non riesce a comprenderlo -, e il suo graduale rifugiarsi nell'Immaginazione e nella Natura. E proprio l’Immaginazione e la Natura diventano così i due spazi fondamentali - l'uno interno e personale, l'altro esterno e condiviso, ma indissolubilmente collegati -, dentro i quali si muove la sua ispirazione.

L'Immaginazione costituisce per tutti i romantici inglesi, da Blake a Wordsworth, da Coleridge a Keats, da Byron a Shelley, la facoltà indispensabile per entrare in contatto con una dimensione trascendente, e dunque per cogliere verità immutabili ed eterne. Essa ha la capacità di creare, oltre che di percepire, e consente al poeta di andare al di là della superficie delle cose e di intravedere, cristallizzandoli nell'opera d'arte, l'armonia o il caos che regnano nell'universo.

Ed è nella Natura che il poeta trova il luogo più adatto per appagare e approfondire il suo bisogno d'Infinito, e per contemplare l'universo. Una natura, oltre che idilliaca, spesso selvaggia, indomabile, tumultuosa, in balia della furia degli elementi, portatrice di quel senso del sublime a cui i romantici si abbandonarono con ebbra voluttà, e allo stesso tempo di contenuti spirituali. In essa la sensibilità del poeta può isolarsi dalla realtà che lo circonda, e immergersi catarticamente in spazi aperti e sconfinati, che ne elevano lo spirito e il sentire.

Accanto all'interesse per la natura, vi è inoltre, nel Romanticismo, un nuovo, rinnovato interesse per lo spazio in generale, che diventa il contesto concreto, simbolico e - per la prima volta - temporale, nel quale prendono forma le riflessioni del poeta. E’ infatti proprio in questo periodo che la tradizionale divisione che vede la letteratura esprimere il "tempo", e la pittura esprimere lo "spazio", viene a cadere, poiché spazio e tempo cominciano a essere contemporaneamente presenti, in una sorta di commistione ineffabile, in entrambe le arti. E permettono al poeta di ‘plasmare’ -nel senso letterale del termine- nuove realtà.


Il manifesto del Romanticismo inglese: le Lyrical Ballads di Wordsworth e Coleridge.

Le Lyrical Ballads furono pubblicate anonimamente (il nome di Wordsworth comparirà nell'edizione del 1800, non invece quello di Coleridge, che verrà menzionato da Wordsworth solo come «un amico» nella prefazione) da William Wordsworth e da Samuel Taylor Coleridge nel 1798, e vengono considerate, insieme alla Prefazione che Wordsworth vi ha aggiunto nel 1800 e all'Appendice del 1802, il manifesto del Romanticismo inglese. In esse compaiono quattro opere di Coleridge: The Rime of the Ancyent Marinere (La Ballata del vecchio Marinaio), che apre la raccolta, The Foster-Mother's Tale (Il racconto della matrigna), The Nightingale (L'usignolo) e The Dungeon (La Prigione sotterranea) e diciannove di Wordsworth, tra le quali The Idiot Boy (Il ragazzo idiota), Expostulation and Reply (Rimprovero e risposta), The Tables Turned (Il rovescio della medaglia) e Lines written a few miles above Tintern Abbey (Versi composti ad alcune miglia dall'abbazia di Tintern), che chiude la raccolta.

Già nell'Avvertimento con cui si aprivano le Ballate Liriche nel 1798, Wordsworth aveva ‘messo in guardia’ i lettori circa la natura delle poesie contenute nella raccolta, immaginando, come di fatto accadde, che il loro valore avrebbe potuto essere misconosciuto, o che comunque l'opera avrebbe potuto non soddisfare i canoni artistici del tempo. Nella Prefazione, aggiunta all'edizione del 1800, Wordsworth spiega più approfonditamente i motivi e gli obiettivi che l'hanno spinto a pubblicare l'opera, e introduce di conseguenza le tematiche principali della sua poesia: l’importanza della natura e dell'immaginazione, la volontà di utilizzare un linguaggio comprensibile agli uomini, e il valore del ricordo. Nel 1802 Wordsworth aggiungerà anche un'Appendice alla prefazione, nella quale spiegherà che cosa intende per poetic diction -un linguaggio artificiale e contraffatto, che si allontana inesorabilmente da quello naturale e spontaneo degli uomini-, e perché abbia scelto di non usarlo.

Ma è Coleridge stesso, nella Biographia Literaria (un’opera fondamentale, pubblicata nel 1817, che costituisce una sorta di ‘Zibaldone’, in cui trovano posto autobiografia, filosofia e critica letteraria) a indicare come lui e Wordsworth si fossero suddivisi i compiti ai tempi delle Lyrical Ballads, e a descrivere così l'ambito preciso in cui i due poeti si sarebbero mossi non solo in occasione di quella raccolta, ma anche, in maniera più o meno costante, nel corso della loro produzione più significativa.

 «[...] In questa idea ebbe origine il progetto delle Ballate Liriche; nel quale si concordò che i miei sforzi sarebbero stati rivolti a persone e caratteri soprannaturali, o per lo meno romantici; ma in modo tale da proiettare su di loro, dalla nostra intima natura, un interesse umano e una parvenza di verità sufficienti a conferire a queste larve dell'immaginazione quel momento di volontaria sospensione dell'incredulità nel quale consiste la fede poetica. Il signor Wordsworth, al contrario, doveva proporsi l'obiettivo di conferire il fascino della novità a cose di tutti i giorni, e di suscitare un sentimento analogo a quello del soprannaturale risvegliando l'attenzione della mente dal letargo dell'abitudine, e rendendola sensibile alla grazia e alle meraviglie del mondo dinanzi a noi; un tesoro inesauribile per il quale, tuttavia, a causa della patina di familiarità e di egoistica sollecitudine, abbiamo occhi che non vedono, orecchie che non odono, e cuori che non sentono e non comprendono»

L'obiettivo di Coleridge, quindi, era creare uno spazio soprannaturale, nel quale raccogliere impressioni e visioni inaspettate e misteriose, mentre Wordsworth avrebbe concentrato la sua attenzione su uno spazio più concreto e quotidiano, radicato nei ritmi della natura e degli eventi che hanno luogo in essa.

Sebbene sia Wordsworth che Coleridge, nelle loro teorie come nella loro poesia, abbiano contribuito alla rottura col passato, è proprio questa diversità di modi nella scrittura a caratterizzare anche la maggior parte delle opere che non sono state incluse nelle Lyrical Ballads, e che fanno di Wordsworth il poeta della natura, e di Coleridge il poeta del soprannaturale.

(Federica Re)



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