Poeterodossia: cinque inediti di Rino Lorusso




Le cinque poesie inedite di Rino Lorusso qui presentate non si pongono come una deviazione rispetto al percorso già tracciato in Versi fatti con i piedi, ma come un suo naturale prolungamento laterale: uno spostamento dello sguardo che continua a interrogare il presente partendo da luoghi marginali, concreti, spesso periferici, tanto nello spazio quanto nel linguaggio.

Se nella silloge edita da Chiarevoci Edizioni la tensione civile di Lorusso teneva insieme invettiva, ironia e pietas, in questi inediti il gesto sembra farsi più concentrato, come se la parola rinunciasse a ogni protezione retorica per restare aderente alla ferita che nomina 

Rino Lorusso è autore della silloge Versi fatti con i piedi (Chiarevoci Edizioni), una delle due opere vincitrici del Premio “ChiareVociPoesia Inedito” 2025. Un libro che si distingue per la crudezza del pensiero critico, la forza della visione civile e la capacità di tenere insieme invettiva, ironia e vibrazione umana, interrogando il presente senza sconti e chiamando il lettore a una presa di posizione etica e politica.

Questi cinque inediti confermano una scrittura che non cerca consolazione né consenso. Non c’è compiacimento nella denuncia, né estetizzazione del dolore: c’è, piuttosto, un lavoro sulla parola come spazio di denuncia 

La poesia di Rino Lo Russo continua a muoversi controcorrente, fedele alla sua poeterodossia



Periferica

Alle donne iraniane


Coperta integralmente

per non distrarre

lo spirito di maschi

incapaci di controllare

le pulsioni della carne,

bardata a lutto,

invisibile entro

nella preghiera

da una porticina laterale.

Mi confino nel gineceo

angusto e defilato,

secondaria.

Il raggio che fende la cupola

non mi riscalda,

perché non mi giunge.

Prego, forse, con rabbia,

la mia stessa segregazione,

impostami

da una gelosia tigliosa

che cela la vergogna

della sottomissione.

Sono ombra: periferica persino

nella patriarcale architettura 

di dio.


Moschea della piccola Santa Sofia, Istanbul, 18 luglio 2024



Ex cathedra


Li vedo entrare

Alla spicciolata spiccioli

D’umanità scaduta

Andata a male


Li vedo vestiti

Di tutto punto firmati

In tutti i punti

Eppure nudi dell’essenziale


Li vedo sazi di proteine

Malmangiate

Eppure a digiuno

Di tutto il resto


Li vedo sorridere

Disperata spensieratezza

Eppure dentro li sento

Piangersi la vita


Li vedo carichi

Come i loro telefonini

Eppure scarichi

Di parole


Figli abbandonati

Da famiglie monosillabiche

Nell’ormonale deserto piatto

Di schermi


Intasano lo spazio

D’apprendimento 

Di vuoto echeggiante

Rumori distanti


Subito la lacrima 

Alluviona la pupilla

E li vedo sfuocarsi

Annegare 


21 dicembre 2025



Panorama murgiano


Pietre a secco 

Imprigionate in muretti

Intorno a brullezza di ferule


Moltitudine di carsiche pene

Non bagnate da pianti

Posate nel silenzio

Ad incastro interrotto 

Da coriacee bestemmie


Coppole ombrose

E fazzoletti rosso-sangue

Accollati sudari

Le deposero callose

Come i dittonghi rotondi o

Aguzze come le consonanti

Del dialetto povero

Di dolcezza vocalica

Che non parla amore

Ma solo volersi bene

Non parla amicizia

Ma solo compagnia


Perché il pane è più prezioso

Del sentimento a stomaco vuoto

Quando si sposa la fame

E non si parla futuro

Quando il presente è incerto


Per definirlo furono erette muretti

Oggi calcareo memento

Monumento alla miseria


16 gennaio 2026



Risacca


Ritorni onda

A rifrangermi scoglio


Mi duole

Questo tuo farmi mare


Madrid, 3 gennaio 2026



Al di là del muro


La candela mi plasmò

Ombra da cera

Mi mise spalle al muro

Muovendomi burattino

Convulso spettacolo

Che ci consumava


Strozzai la lucina tradendola

Con un bacio di polpastrelli

E tutto fu fumo e buio presto 

Muro da attraversare senza paura

Come fanno i ciechi e i morti

Che ogni cosa vedono


Madrid, 28 dicembre 2025



Rino Lorusso, vivente, nasce libero a Ruvo di Puglia nell’anno di nessun Signore 1968, ad aprile, “il mese più crudele” anche per colpa dell’infausto evento. Dice di essere laureato in Lingue e letterature straniere e insegnare inglese in un liceo. Millanta di parlare quattro lingue straniere. Pare abbia vissuto in Irlanda e Portogallo e viaggiato molto, facendo anche esperienze di volontariato. Oltre a leggere e scrivere, crede di saper suonare strani strumenti della tradizione irlandese: uilleann pipes (cornamusa), whistles (flauti) e bodhrán (tamburo a cornice). Sostiene di aver vinto dei premi letterari (mah!).

Morirà nel 2033 con la stessa voglia di buttare tutto all’aria. Purtroppo Versifatti con i piedi è la sua seconda silloge poetica.






Commenti

Post popolari in questo blog

Sono aperte le iscrizioni al Concorso “ChiareVociPoesia inedito” 2025

POETE OLTRE LE STANZE un consapevole gesto di autorappresentazione femminile

Anteprime - Le prose liriche di Finestre