Otto domande a Sergio Daniele Donati: Nell’attuale asfittico panorama culturale
Nell’attuale asfittico panorama culturale, in cui tutti scrivono libri e nessuno li legge, che ruolo ha lo scrittore? Quale scrittura ci può aiutare a uscire da tutta la sofferenza di questa stretta epocale?
Lo dico con un grande sorriso. Io non trovo per nulla asfittico l’attuale panorama culturale.
O, se lo è, non lo è certo più che in passato. Sono in contatto con tantissime, e diversissime tra loro, realtà poetiche, essendo il fondatore e il caporedattore de Le parole di Fedro, e la qualità non è per nulla bassa, a mio avviso. Non credo poi che i libri non vengano letti, anzi, mi trovo spesso piacevolmente stupito dalla capacità critica, che suppone tanta lettura, di molti.
Lo scrittore ha un solo ruolo a mio avviso: scrivere, e non necessariamente a partire da una sofferenza. Forse è uno stereotipo un po’ stantio quello del poeta sofferente e portatore, come un novello Atlante, di tutte le pene del mondo sulle spalle.
That’s all Folks (come diceva la sigla dei cartoni animati anni 60) :)
L’IA soppianterà la figura dello scrittore?
Questo dipende dall’intelligenza del singolo scrittore. L’IA come ogni strumento può essere usata per far evolvere o per affossare. In fondo con l’IA si manifestano le stesse potenzialità e gli stessi rischi di cadute che ogni evoluzione tecnologica ha portato. Ricordo bene che certi allarmismi sulla scrittura furono avanzati già negli anni 80 quando PC e internet cominciarono a fare la loro apparizione. Non credo, dunque, che sia molto diverso. Sta ad ognuno di noi usare – o non usare – l’IA in modo intelligente.
Io la uso pochissimo, come un’estensione di Google.
Non le concederei mai di scrivere qualcosa al mio posto perché a me scrivere ancora diverte.
Ma, ad esempio, è unica nella ricerca dei riferimenti bibliografici anche molto puntuali, se si sa porle le domande in modo mirato.
Che poi i libri che l’IA suggerisce uno debba consultarli e leggerli, ça va sans dire.
Perché oggi vanno così di moda il genere noir e le varie narrazioni distopiche? Se sono lo specchio dei tempi che stiamo vivendo, come possiamo “rivoltare” questa tendenza con nuove visioni?
Anche qui penso che ci sia una errata percezione, molto comune peraltro. Noir e narrazione distopica era di moda anche un secolo e mezzo fa, certo anche se con caratteristiche diverse.
Jack lo squartatore non è stato scritto ieri, per fare un esempio.
Il Noir fa forse ciò che una volta faceva la fiaba davanti al focolare: aiuta ad esorcizzare un male che peraltro esiste da sempre?
Non so, la pongo io come domanda...
Cosa significa per te scrivere o leggere poesia? Ha ancora un senso oggi?
Ha un senso per me profondissimo, altrimenti non dedicherei così tanto tempo a fare entrambe le cose. Nella relazione con la parola poetica (nostra ed ascolta) ci sperimentiamo in ogni aspetto interiore: relazionale, etico, di visione. La poesia resta per me una palestra essenzialmente di vita, molto prima che l’occasione di sfoggio di un’abilità tecnico-scrittoria.
Se la relazione con la parola è sana, essa ci fa crescere e abitua a percepire un altrove in ogni nostro gesto quotidiano; a vivere accanto a noi l’esistenza di un altro che ci nutre.
Chi è per te il poeta nelle nostre società ipertecniche e digitali?
È ciò che è sempre stato e, forse, sempre sarà.
Al novanta per cento un ascoltatore (un attraversato dalla parola), spesso inciampante.
Al dieci per cento uno scrittore di versi.
La poesia, chiedersi cosa sia, è molto più interessante che interessarsi a chi o cosa sia il poeta, almeno secondo me.
Perché la poesia è poco letta? Esiste da sempre, la si tramanda nelle scuole di ogni ordine e grado, ma è quasi sempre snobbata. Cosa dovrebbe essere o diventare la poesia per fare presa su un giovane, e più in generale sulla gente?
Perché forse la poesia, non solo non è, ma è bene che non sia un fenomeno di massa, se per fenomeno di massa si intende ciò che è misurabile coi numeri.
Non lo è mai stato, perché la poesia parla a chi la legge e ascolta di una qualità sottile e delicata che per essere colta necessita di esercizio all’ascolto.
Siamo davvero sicuri che a tutti interessi mettersi in questo percorso?
E, soprattutto, siamo davvero sicuri che i giovani leggano meno poesia dei vecchietti come me?
Io non ne sono così convinto.
Perché i poeti non hanno il giusto riconoscimento e sono visti come perditempo, sognatori, figure inutili, disadattati… È solo una questione di mercato o è anche un fatto culturale?
La metto sul ridere... credo che sia una nemesi palese.
Non hanno il giusto riconoscimento perché i poeti cercano troppo di essere riconosciuti.
Dovremmo tutti nasconderci dopo aver scritto, e lasciare che sia la parola poetica ad esprimersi, non i nostri Ego Ipertrofici.
Che impatto avrà l’IA sulla scrittura poetica? La poesia resterà “umana”?
In parte ho risposto sopra. La poesia resterà umana se chi la scrive continuerà a sentirsi al servizio di essa e non il contrario.
L’IA non è pericolosa ma, anche qui, la metto sul ridere, pericoloso è permettere a un poeta di usarla.
Sergio Daniele Donati, nato a Milano nel 1966, ove ancora risiede. Ha pubblicato per Il Leggio editore la raccolta poetica Amén (2024). Ha pubblicato per Divergenze edizioni il romanzo «Tutto tranne l’amore» (2023). Ha pubblicato per Ensemble edizioni la silloge «Il canto della Moabita» (2021). Ha pubblicato per Mimesis edizioni (Collana dei Taccuini del Silenzio) il saggio «E mi coprii i volti al soffio del Silenzio» (2018).
Sue poesie sono apparse nelle antologie «Pasti caldi giù all’ospizio» (Transeuropa edizioni, 2023 — a cura di Francesco Addeo) e «Riflessi. Rassegna critica alla poesia contemporanea» (Edizioni progetto cultura, 2023 — a cura di Patrizia Baglione) e «Ogni sguardo su Milano» (Chiare voci ed., 2024). Sue poesie edite e inedite e note critiche alla sua opera sono state ospitate da numerose pagine letterarie e quotidiani (Morel – voci dall’isola, Salerno news 24, Emme24.it, Poetarum Silva, LucaniaArt Magazine, Pelagos Letteratura, Bibliovorax, JoiMag e altre). È stato intervistato da Luisa Cozzi nella puntata del 7.12.2023 di Poetando e delle sue poesie si parla tra l’altro su Poètica. Alcuni Poeti Viventi. È autore di numerose pre e postfazioni a raccolte di poesia contemporanea e collabora con numerose riviste letterarie. Fondatore caporedattore e curatore della pagina Le parole di Fedro, ivi propone alcuni dei suoi percorsi nel linguaggio poetico e narrativo, con particolare accento su un approccio, anche laboratoriale, al dialogo poetico. Avvocato milanese, si occupa di diritto commerciale e di tutela dei minori.

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