Due inediti di Michele Lucchetti
L'albero d'autunno
Quando fissasti ai rami dell'acero
le foglie cadute
con le mollette del bucato,
fu, spiegasti, un rimedio
allo sconforto dell'albero spoglio
e al tedio dell'esilio d'autunno,
tu costretta in casa dal maltempo;
ma anche una sorpresa per me,
se in attesa del mio giudizio
dicevi: pendo dalle tue labbra.
Insieme sorridemmo del risultato,
ma nella notte un vento maligno
sconvolse ogni cosa.
Ero il pubblico dei tuoi show
e adesso volessi cimentarmi io
avrei di fronte una platea deserta.
Questo vuoto ho serrato
nello scrigno prezioso.
**
La dionea pigliamosche
L’assalto dei convolvoli blu e rossi
ci colse al centro del sentiero
semifranato che abbraccia
il Lago Verde a Monchio delle Corti,
fanno vent’anni a maggio.
Ma intanto la dionea pigliamosche
catturava te come
gli insettini esanimi nelle vulve.
(Poi che ci faceva sotto il faggio?
Un seme sparso dalla buriana
che soffia dall'ultramondo?)
Mi avevi spiegato già
che la poesia riguarda ormai
solo i misantropi,
gli ottusi raccoglitori di libriccini
in carta pregiata numerati
e firmati dall’autore
nell’ultima pagina.
Davanti a noi il ritmo tonante
di un escursionista tatuato
in marcia sulle bacchette da trekking,
ci parve peggio ancora del silenzio
dei morti e dalla riva prese il volo
un cavaliere d’Italia.
Per un niente il tuo sguardo
non scorse l’inganno e la vita.
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