Otto domande a Gabriela Fantato - Nell’attuale asfittico panorama culturale
Nell’attuale asfittico panorama culturale, in cui tutti scrivono libri e nessuno li legge, che ruolo ha lo scrittore? Quale scrittura ci può aiutare a uscire da tutta la sofferenza di questa stretta epocale?
Se si parla di quella che è la situazione attuale, ovvero di un'epoca di narcisismo e tracotanza diffusa, ritengo che nessuna scrittura potrebbe aiutare veramente ad uscire da questa situazione. Tuttavia, visto che penso che la poesia sia "relazione erotica con il mondo" (e cito a memoria una frase di Maria Zambrano, filosofa di cui condivido il pensiero), penso che possa arrivare a parlare al lettore, se questo avverte la gravità del presente e sente la necessità di un cambiamento.
Le parole di una poesia rischiosa e acuminata, forse, potranno spingerlo a interrogarsi.
Sicuramente il cambiamento generale passa attraverso i cambiamenti dei singoli, quindi sì, ogni nuovo lettore o autore di poesia è potenzialmente "rivoluzionario".
L’IA soppianterà la figura dello scrittore?
Non credo che l’IA potrà appiattire il ruolo del poeta, ma forse appiattirà i prodotti messi sul mercato.
L'uso della IA può avere successo nel marketing editoriale, rendendo più facile confezionare "prodotti", appunto adatti al mercato.
Questo può accadere più nel romanzo e nella prosa in generale che non in poesia.
Perché oggi vanno così di moda il genere noir e le varie narrazioni distopiche? Se sono lo specchio dei tempi che stiamo vivendo, come possiamo “rivoltare” questa tendenza con nuove visioni?
Non credo sia possibile azzerare o modificare una moda, se sostenuta dai mass media, dai social e dal mercato editoriale, oltre che dagli stessi lettori.
Non si tratta di fare una rivoluzione globale, oggi, ma di "seminare" frammenti di una visione diversa, meno di evasione o di rispecchiamento.
Si tratta di seminare speranza, seminare per il futuro che sarà.
Auspico comunque una poesia "corsara": parole che siano taglio acuto e urto, anche scavo e semina.
Ma la poesia potrà soltanto in coloro che ne avvertono la necessità.
Cosa significa per te scrivere o leggere poesia? Ha ancora un senso oggi?
Rispondo come autrice e dico che ha senso leggere la poesia proprio perché mi offre sempre aperture, nuove rivelazioni e allena il mio sguardo a vedere me stessa e il mondo.
Questa è la sfida che accetto e sento necessaria.
Chi è per te il poeta nelle nostre società ipertecniche e digitali?
Il poeta per me è sempre stato, non solo adesso ma in tutti i tempi, una via di mezzo tra il flaneur e il monaco.
Il poeta ha bisogno di immergersi nel mondo, osservarlo, attraversarlo, venirne colpito e modificato (ecco di nuovo il "rapporto erotico" con il mondo che dicevo prima!) e poi dovrà però trovare nella propria solitudine assoluta e monacale le parole per dire ciò che questo "incontro" ha provocato.
In quei momenti di solitudine inizia la battaglia del poeta con il linguaggio: la vera sfida è con le parole che il poeta trova o inventa.
Il compito del poeta è attraversare la lingua e darle nuova vita.
Perché la poesia è poco letta? Esiste da sempre, la si tramanda nelle scuole di ogni ordine e grado, ma è quasi sempre snobbata. Cosa dovrebbe essere o diventare la poesia per fare presa su un giovane, e più in generale sulla gente?
Non credo che il problema della poesia sia avere presa sulla gente o i giovani.
Da sempre la poesia arriva a pochi lettori, perché è sintetica, perché è profonda e perché è rischiosa.
Certamente però oggi la poesia non può essere semplice diario personale, né parole di evasione della realtà, né creazione di immagini d'effetto ma ermetiche e incomprensibili.
Anni fa scrissi un editoriale sulla rivista "La mosca di Milano", che ho ideato e diretto per 17 anni, che la poesia è voce di un "realismo intensificato", voce di quella visione che il poeta scorge dentro il reale e se stesso.
Ancora oggi credo che la poesia potrebbe e forse dovrebbe auspicare ed essere "realismo intensificato".
Poesia come "corpo di parole" che nasce dallo scontro tra il corpo del poeta e il corpo del mondo, ricordando Merleau-Ponty.
Perché i poeti non hanno il giusto riconoscimento e sono visti come perditempo, sognatori, figure inutili, disadattati… È solo una questione di mercato o è anche un fatto culturale?
Ma il poeta è un sognatore! Il poeta vede, sente e sogna un mondo diverso da quello omologato e condiviso dalla maggioranza della gente, diverso da quello proposto dai mass media e dai social.
Quindi sì, occorre rischiare, occorre sognare per vedere oltre: perdere se stessi per ritrovarsi, attraversare la realtà per scendere in profondità. Solo così da un dettaglio del reale si può cogliere la totalità, la direzione di movimento e cambiamento, sia del reale che di sé stessi.
Tutto questo a molti non piace, per questo c'è poco seguito: la parola di poesia è faticosa, poco consolante. Molto più semplice entrare nel flusso di idee e di prospettive offerto alla massa.
Che impatto avrà l’IA sulla scrittura poetica? La poesia resterà “umana”?
L'intelligenza artificiale a mio avviso è uno strumento utile ed efficace per la ricerca su alcune questioni, utile anche come rapido e sintetico approfondimento su temi troppo ampi, anche come supporto per il lavoro.
In poesia non credo però che dia alcun reale apporto, né che costituisca un vero problema.
La poesia, per essere tale, è umana.
Non vedo la possibilità di una contaminazione tra poesia, se tale è veramente, e l'intelligenza artificiale.
Se non per usi meramente di mercato.
La poesia è straniera, la poesia è eretica, la poesia è rischiosa, ma se è questo non ha nulla a che fare né con il mondo iperconnesso di oggi, né con l'IA.
Gabriela Fantato è poetessa, critica e saggista, tradotta in inglese, francese e arabo. Suoi testi sono presenti in Nuovi poeti italiani 6 (Einaudi, 2012); il poemetto A distanze minime è in «Almanacco dello Specchio» (Mondadori, 2010). Tra le sue pubblicazioni ricordiamo le più recenti: Terra magra (Il Convivio, 2023), cinquina selezionata al Premio Camaiore 2023; La seconda voce (Transeuropa, 2018), Premio Lago Gerundo 2019, Codice terrestre ( La Vita Felice, 2008), Premio Città di Tortona. Con L. Cannillo ha realizzato il volume: La Biblioteca delle voci (Edizioni Joker, 2006). Interviste a 25 poeti italiani. Ha partecipato al dibattito filosofico attorno alla “differenza di genere”, organizzando incontri al Centro Culturale Melusine e al Centro Milano Donna. Fa parte della redazione della rivista «Metaphorica» (Edizioni Efesto). Ha diretto la rivista di poesia, filosofia e arte “La Mosca di Milano” (La Vita Felice).

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