Sette domande sulla poesia - risponde Michele Lucchetti
Nell’attuale asfittico panorama culturale, in cui tutti scrivono libri e nessuno li legge, che ruolo ha lo scrittore?
Queste nostre povere poesie che nessuno legge, potrebbero un giorno essere tutto ciò che resta del genere umano, se dopo la distruzione conseguente alla deflagrazione di un ordigno micidiale e definitivo, scampasse alla catastrofe soltanto uno dei nostri libriccini.
Oppure potrebbe emergere dalla macerie il manualetto del Daikin e gli archeologi e antropologi alieni atterrati sullo sfortunato pianeta, potrebbero da esso inferire la scomparsa di una civiltà terrestre votata alla refrigerazione.
Queste facezie sono contenute anche in una mia poesia intitolata Domenica pomeriggio ispirata dai papiri carbonizzati di Ercolano custoditi nel Museo archeologico di Napoli e da un delizioso brano del Diario minimo di Eco.
D’altronde non si contano i letterati visitati dalla Fama molto tempo dopo la loro dipartita, quando forse le loro parole avevano acquisito un significato nuovo. Alla fine io credo che siano le opere a fare gli scrittori e non viceversa, quindi la crisi attuale deriva dal disinteresse e dalla noia dei lettori distratti da nuovi passatempi seducenti e invasivi. Vi siete accorti che nei cortili non si vedono più ragazzini che giocano a pallone?
L’IA soppianterà la figura dello scrittore?
Penso che già oggi molti scrittori usino l’IA per risparmiare tempo e fatica. Dal momento che il consumatore del prodotto finale (ovvero il lettore), non ha modo di distinguere i prodotti scritti dall’IA da queli di origine umana (salvo l’introduzione di sistemi di controllo della filiera produttiva analoghi a quelli che riguardano ad esempio il cosiddetto cibo biologico), la lotta per la difesa del primato dell’umano mi sembra senza speranza.
Potrebbe svilupparsi forse un mercato di opere manoscritte (con costi esorbitanti), ipotizzando che le cancellazioni e i ripensamenti presenti nei testi autografi, possano essere garanzia della paternità umana dell’opera. Ma non escludo l’esistenza di processi tecnologici in grado di imitare anche prodotti di questo tipo.
Considerando che all’IA non sono pagati diritti d’autore e in virtù della possibilità di ottenere tramite di essa risultati maggiormente rispondenti a standard industriali omogenei, mi sembra inevitabile l’affermazione di processi pseudocreativi di matrice tecnologica.
Tuttavia essendo la poesia in Italia priva di un mercato in grado di generare introiti significativi, forse all’IA potrebbe essere riservato in questo ambito un mero ruolo ancillare. Naturalmente vi saranno software di IA addestrati per scovare le poesie scritte con l’IA.
Perché oggi vanno così di moda il genere noir e le varie narrazioni distopiche? Se sono lo specchio dei tempi che stiamo vivendo come possiamo “rivoltare” questa tendenza con nuove visioni?
Certamente è meglio rivoltarsi adesso e non nella tomba! Tuttavia anche in questo caso la lotta è impari: l’uomo di oggi coltiva il mito della dissipazione di sé stesso e della propria civiltà. E la letteratura distopica offre dei progetti visionari ai quali il lettore contemporaneo ama abbandonarsi un po’ come avveniva nel novecento con i sogni di progresso contenuti nei libri di fantascienza.
Forse la strategia migliore potrebbe essere appropriarsi di questo genere letterario e dei suoi stereotipi per condurre il lettore verso esiti meno scontati e unidirezionali. Secondo me il problema non è di ordine estetico/letterario, ciò che conta è piuttosto il messaggio profondo che si veicola.
Cosa significa per te scrivere o leggere poesia? Ha ancora un senso oggi?
Come scritto sopra, non sappiamo cosa resterà di noi. Forse, giusto una poesia che doniamo al nostro piccolo mondo di autori/lettori di opere in versi (ma non solo in versi), a testimonianza…
d’una fede che fu combattuta,
d’una speranza che bruciò più lenta
di un duro ceppo nel focolare.
Conservane la cipria nello specchietto
quando spenta ogni lampada
la sardana si farà infernale
e un ombroso Lucifero scenderà su una prora
del Tamigi, dell’Hudson, della Senna
scuotendo l’ali di bitume semi-
mozze dalla fatica, a dirti: è l’ora.
Ecco, preferisco cavarmela con Montale!
Chi è per te il poeta oggi nelle nostre società ipertecniche e digitali?
Mi sembra ancora valido il paragone con l’albatro contenuto nella celebre poesia di Baudelaire. Tuttavia allo scherno dei marinai verso il povero uccello caduto, oggi si sostituisce l’indifferenza generale figlia dell’irrilevanza dei poeti. Come accennavo sopra, l’incompatibilità della poesia contemporanea con il sistema economico e i suoi condizionamenti letali, potrebbe riservarle un ruolo del tutto speciale di materia autenticamente umana, poiché è irragionevole (antieconomico), applicare ad essa tutte quelle colonizzazioni culturali con cui il sistema del business ha deturpato ad esempio il mondo dell’arte contemporanea, riducendolo non di rado a pure speculazioni fini a sé stesse.
L’indifferenza che è riservata ai poeti significa anche libertà, genuinità e indipendenza: ci lasciano liberi perché non contiamo niente, ma per gli altri il pericolo della schiavitù è incombente.
Perchè la poesia oggi è poco letta? Esiste da sempre, la si tramanda in ogni scuola di ordine e grado, ma è quasi sempre snobbata. Cosa dovrebbe essere o diventare la poesia per fare presa sui giovani e in generale sulla gente?
Molti poeti ignorano il ruolo essenziale dei lettori. Si ha l’impressione che scrivano per loro stessi, poi però pubblicano le loro raccolte. Un tempo esistevano intellettuali che fornivano delle spiegazioni al grande pubblico ( penso per Montale a Contini, Sergio Solmi, Maria Corti), ma oggi queste figure sono rare (notevole secondo me la recente edizione critica de Gli strumenti umani curata dal giovane Michel Cattaneo, mi piace segnalarla per dare un segno di speranza anche se il libro di Sereni è del 1965, dunque non proprio contemporaneo). Insomma questa grande e preziosa libertà dei poeti, può dare luogo anche a degli abusi. Spetta ai poeti darsi una regolata.
I poeti sono ignorati perché difficilmente assimilabili al mercato culturale e questo secondo me non sempre è un male. Certo, data la fine della società letteraria, è necessario trovare nuove forme di promozione della poesia. Dovrebbe diffondersi tra le decine di migliaia di seguaci di Calliope che vivono in Italia e pubblicano libri, l’imperativo categorico di acquistare almeno due libri di poesia all’anno. Basterebbe questo per cambiare qualcosa.

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