25 Aprile

 


La corda rimase a terra tranciata
senza neppure il rimedio di un nodo
ben oltre l'eco dell'ultimo sparo
ben oltre il colpo di lama
che recideva la notte
per cercargli l'alba in fondo alla gola.

Popolo di motivate collusioni,
di supine accettazioni,
popolo troppo invischiato
per dichiararsi davvero liberato
dalle complicità con se stesso.

Ottantun anni di saluti romani 
occultati sotto la polvere 
di una vergogna incancellata,
strappata a morsi dagli ultimi capitoli
dei libri di storia, mal digeriti, mai letti.

Camerati e partigiani, vinti e vincitori
a rinfacciarsi il sangue negli echi
di una storia che non si riconcilia,
nella nazione liberata in primavera
e in primavera rifiorita
dal coraggio necessario ad offrire 
i propri vent'anni
alle zanne della morte
per un'idea di libertà.

A noi incapaci di eroismi
non resta che scavare nei torti dei morti,
nei reciproci conti da saldare,
per dissotterrare le parole spolpate, definitive,
per rinnovare la minima pietà
di una spilla da balia appuntata
ad evitare l'esposizione indecente
del grembo nudo di una donna
appesa per i piedi
alla controluce di un tramonto
sotto la pensilina di un benzinaio
dove credevamo di aver saldato i conti
una volta per sempre.


25 Aprile   da "L'unione arbitraria delle singole parti"  (ChiareVoci Edizioni)   Giuseppe Carlo Airaghi

Commenti

Post popolari in questo blog

Sono aperte le iscrizioni al Concorso “ChiareVociPoesia inedito” 2025

POETE OLTRE LE STANZE un consapevole gesto di autorappresentazione femminile