Luminarie di stagioni di Nunzio Festa

 




L’inquieta, libera “amorevolezza” di Nunzio Festa

poeta anarchico, fedele di Realtà 


   Ho sempre apprezzato Nunzio Festa per il suo estro e la sua libertà. Libertà che poi è anche e soprattutto fantasia, un modo perennemente nuovo, accanito e festevole (nomen omen – dicevano i latini: e Nunzio, la Festa ce l’ha già nel cognome!).

   Mi piace quel modo serio e impennato di rispettare le sue radici – ma anche di cercarsene, perfino inventarsene ogni volta di nuove… Dove il futuro e i ricordi, per fortuna coincidono...


   Mi ricordo di quando scombinerete

   i cassetti di casa

   e avrete trovato altre memorie

   : la scusa di aver perdonato

   il mondo: invece di salvarlo


   Mi piace la sua adesione a una letteratura – in primis, alla poesia – che sa inventarsi la vita strada facendo; ed è sempre pronta, oltretutto, a rimettersi in gioco. Prima dicevo festevole: ma sia ben chiaro che Nunzio è, al contempo, un poeta sempre impegnato, accanito ad esserci, valere (che poi è sinonimo stesso di sapere, e viceversa).


   Il cuore

   : macchia di luce

   scura:

   all’avventura del sole


   Questo suo ultimo poemetto, Luminarie di stagioni, convoca e invoca a pari merito la storia e la cronaca, le vicende della Terra (asperità e/o dolcezze), così come tutti gli intrecci delle vite vissute, godute o patite che siano… E davvero rispetta e intona quelle luminarie così care – nei paesi, nelle cittadine italiche, specie nei periodi di festa; il che poi rimane un’attitudine permanente, insieme sacra e profana, festevole (lo ripeto) e caparbia d’umanità, di solidarietà, di una compattezza (si diceva una volta) socio-psicologica, antropologico-culturale… 


   Non mancano delle belle sorprese, addentrandosi nei suoi scenari – e queste cose sono, per il sottoscritto, un grande, grandissimo dono contro l’oblio che insidia, e talvolta perfidamente cancella molte e assai belle gesta di talenti e artisti italiani. Forse è merito anche della sua vita errabonda e intrecciata d’esperienze, fedele alla sua Matera, alla sua Basilicata di Pomarico, ma poi trasferitosi in Lunigiana, in Liguria e ora felicissimamente in Romagna, terra d’impegno e golosità, amena e caparbia, terra sempre moderna, ma ghiotta di teatro, di poesia in dialetto – tanto più devota ai grandi miti poetici e creaturali che l’hanno sempre amata, fecondata e ingloriata... 


   Ma sempre e ovunque attentissimo, Nunzio, all’anima umana, alla creaturalità, all’estro, alla buffa concretezza di ogni vita; se possibile, anche ai miraggi e ai travagli dell’Amore, miracolo che talvolta ancora accade… 


   In una curva nei pressi di Cervia

   oltre l’insegna che balla e vibra 


   ho raccolto una frase

   : come il neo della ragazza

   l’ho baciata accarezzata

   e coccolata:

   e l’ho segnata a sigillo nel singulto   

   della ragione


*******


   Dunque una gioia, sempre, ritrovare gli scritti, dolenti o impennati di Nunzio Festa, talvolta per fortuna spumosi, frizzantini, o buoni anche da fermi (esattamente come i nostri buoni, generosi vini)


   Il vermentino ligure rassomigliava

   a poco altro

   e nelle giornate più insicure

   di pioggia e rosso – più povero


   dell’aglianico: si viaggiava sicuri

   di partecipare al ballo della contemporaneità:

   il feltro di Dante

   il gesto d’amore sempre più


   distante dal bisogno

   di quell’amorevolezza

   di quei Pedretti Baldini e Simoncelli

   : luci naturali dei miei libretti



   Grazie ancora di esserci, di farla – viverla e poi scriverla – questa letteratura di tutti i giorni e tutte le promesse, le illusioni, gli incastri, le luci umbratili, le ombre assolate… Ma sempre e generosamente, l’Esserci – davvero, oh, molto più delle poetiche e accensioni dei grandi filosofi. (Quindi lasciamo stare il Dasein di Heidegger!)...

dalla prefazione di Plinio Perilli



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