Due libri, due voci. A gennaio le sillogi vincitrici del Premio ChiareVoci Poesia Inedito


 
Nel mese di gennaio 2026 vedranno la luce i primi due libri nati dal Premio ChiareVoci Poesia Inedito, giunto quest’anno alla sua prima edizione.

Si tratta di “Se non è chiedere troppo” di Gianni Fabiano e “Versi fatti con i piedi” di Rino Lorusso, le due sillogi che la giuria ha indicato come vincitrici al termine di una selezione attenta e complessa.
Il concorso ha raccolto numerose opere e restituito un quadro vivo e articolato della poesia contemporanea: testi molto diversi tra loro per stile, visione, lingua, ma accomunati da un’urgenza autentica di dire. In questo contesto, le sillogi di Fabiano e Lorusso si sono imposte non per adesione a un canone, ma per la capacità di costruire un percorso coerente, riconoscibile, capace di tenere insieme esperienza personale e sguardo sul mondo.


Gianni Fabiano, Se non è chiedere troppo
Se non è chiedere troppo colpisce per la limpidezza con cui traduce in poesia un percorso interiore coerente e profondo. Le figure di Etty Hillesum e Simone Weil attraversano il libro come presenze vive, mai ridotte a omaggio: diventano interlocutrici di un dialogo che tiene insieme fragilità e resistenza, smarrimento e ricerca di equilibrio.
    Nella prima parte la scrittura procede per epifanie minime: gesti quotidiani, una stanza quieta, il silenzio che torna “come mezz’ora di libertà”. La quotidianità diventa il luogo in cui la vita si apre, nonostante le ferite, a una possibilità di dolcezza e attenzione.
    La sezione Qui tra gli uomini amplia lo sguardo sul mondo: rovine, nebbie, corpi lungo le strade, le voci delle donne di Palestina, il Mediterraneo dei migranti. Il dolore è sempre incarnato, mai astratto, restituito con immagini ferme che uniscono pietà e lucidità.
    Nell’ultima parte, dedicata a Simone Weil, la scrittura si apre a una dimensione di abbandono e grazia, senza cedere alla retorica o al misticismo. Esperienza interiore e storia convivono in un equilibrio difficile ma riuscito, che rende il libro un’opera rigorosa e consapevole.



Rino Lorusso, Versi fatti con i piedi
Versi fatti con i piedi è una raccolta che unisce tensione etica, sguardo politico e una forte consapevolezza formale. Il titolo richiama un’idea di poesia che pensa camminando, con il corpo e con la storia, rifiutando ogni astrazione.
    La voce di Lorusso attraversa temi civili e sociali con ironia tagliente e sarcasmo controllato: la retorica nazionale, l’ipocrisia religiosa, il lavoro, la violenza del presente. La denuncia non è mai fine a se stessa, ma sostenuta da una lingua precisa che trasforma lo sdegno in forma poetica.
    Accanto a questa durezza emergono però testi di inattesa delicatezza: immagini naturali, gesti minimi, improvvise sospensioni liriche che non attenuano l’impianto critico ma lo rendono più complesso.
    La forza del libro sta proprio in questo equilibrio: tra invettiva e attenzione, ironia e pietà, corpo e pensiero. Versi fatti con i piedi è una silloge matura, che non consola e non semplifica, ma invita a prendere posizione e a misurare il proprio passo nel mondo.

La scelta di pubblicare questi due libri rispecchia lo spirito del progetto ChiareVoci: un’editoria che non chiede contributi agli autori, che non misura il valore di un testo sulla base della sua presunta vendibilità, ma sulla qualità della scrittura e sulla necessità della voce che la sostiene.

La pubblicazione delle due sillogi vincitrici segna un passo ulteriore e concreto nel cammino del premio, ma anche un ulteriore passo di un percorso più ampio: costruire uno spazio in cui la poesia possa essere letta, discussa, curata, senza scorciatoie e senza compromessi.

Nei prossimi giorni, su I quaderni di chiareVoci, torneremo a parlare di questi libri più da vicino, accompagnandone l’uscita con approfondimenti, estratti e riflessioni.
Per ora, ci limitiamo ad annunciare ciò che per noi conta davvero: due nuovi libri stanno per arrivare.

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