Poeta? No, grazie. Seconda puntata Sharon Laporta
Poeta? No grazie è una kermesse ideata da Officine letterarie – Poesia 33 come spazio di confronto sul ruolo della poesia nel panorama culturale contemporaneo. Un titolo volutamente provocatorio, nato per interrogare la posizione marginale che la poesia occupa oggi in Italia e per mettere alla prova, fin dall'inizio, le sue stesse premesse. Da questi incontri è nato il volume Poeta? No grazie, pubblicato da Chiarevoci Edizioni, che raccoglie gli interventi presentati durante le kermesse. Il secondo contributo qui proposto è l’intervento di Sharon Laporta
ANCHE GLI SCIENZIATI SONO POETI.
Potendomi avvicinare solo con le migliori intenzioni possibili per spiegare un mondo così ampio, inizio la mia considerazione affermando con umile consapevolezza che “non sono io a scrivere la poesia ma è la poesia che scrive me”.
Cosa significa? Che posso solo riportare ciò che viene attraversato dalla luce nel mio spazio interiore. Unicamente così la parte mia poeta può ambire a mettere insieme i pezzi di un unico divino puzzle che collega tutti. Se io contengo l’intero universo sotto forma di piccolissime particelle, scrivere non è altro che un accogliente atto di presenza, che mi permette di dar voce a ciò che è contenuto in me e di riflesso anche in te, in lui, in essi.
Mentre riflettevo su come affrontare il tema “POETA, NO GRAZIE!”, che cosa portare all’attenzione dell’uditorio, la mia attenzione casualmente si è spostata su un libro della della mia libreria e che lessi tempo fa, dal titolo “Fisica quantistica per poeti” di LEDERMAN - HILL*.
Ecco allora l’intuizione. Molti penseranno: “finalmente la poesia si unisce al grande mistero della scienza, o viceversa, la scienza si unisce al grande mistero della poesia”. A dire il vero il libro tratta solo gli sconfinati temi della fisica quantistica in maniera “potabile” in modo che anche le menti meno scientifiche e con il lato destro maggiormente attivo rispetto al sinistro, la possano comprendere (il lato destro del cervello viene anche chiamato “poeta”, non a caso!).
Faccio un piccolo passo indietro e mi oriento qualche istante sul concetto di linguaggio. Ogni essere umano predilige uno stile di comunicazione piuttosto che un altro. Ognuno possiede il proprio personale modo di esprimere concetti, idee, sensazioni, che a notare bene, sono legati ad un’unica matrice, quasi magica oserei dire, forse mai del tutto esplorabile perché talmente oltre che anche gli scienziati stessi, non possono mai del tutto sondare, nonostante la buona volontà di avvicinarsi sempre di più a quella sfuggente verità che sembra irraggiungibile.
Io trovo conforto nel comunicare poeticamente, con la scrittura, il verbo, la metafora, la simbologia.
Ora, il collegamento tra la poesia e la fisica quantistica può sembrare insolito a prima vista, ma se ci pensiamo entrambe le discipline non esplorano, di fatto, l’invisibile, l’astratto e l’incerto? Certo, utilizzano linguaggi apparentemente lontani per esprimere realtà complesse.
Poesia, quindi, come ricerca di me stessa - quindi - del mondo invisibile e infinitamente piccolo, che è collegato a quell’uno misterioso e insondabile appartenente a tutti?
QUALCHE PARALLELO CON I PRINCIPI DELLA FISICA QUANTISTICA.
La fisica quantistica introduce concetti come il principio di indeterminazione di Heisenberg, secondo cui non possiamo conoscere allo stesso tempo e con una sola osservazione sia la posizione che la velocità di una particella. Allo stesso modo, la poesia spesso lascia spazio a interpretazioni multiple, con significati che cambiano a seconda del lettore e del contesto. In entrambi i casi, la realtà è fluida e aperta a molteplici possibilità, non riducibile a una singola verità fissa.
La fisica quantistica esplorando il microcosmo dell’universo, svela un mondo che va oltre l’esperienza sensoriale ordinaria. Così anche la poesia: esplora l’ignoto, si addentra nel regno dell’incredibile, cercando di dare voce a emozioni, pensieri o esperienze che sfuggono al linguaggio ordinario. Entrambe ci invitano a guardare oltre ciò che è evidente e a esplorare i misteri della materia in modi non convenzionali.
La dualità onda-particella: nel mondo quantistico, la luce e gli elettroni si comportano sia come particelle che come onde, a seconda di come le si osserva. Quindi lo stesso atto di osservare può influenzare il comportamento di una particella. La poesia, a sua volta, non esiste in modo "fisso"; il significato e l'effetto di una poesia dipendono dall'interazione del lettore, che attraverso la sua interpretazione diventa co-creatore dell'esperienza poetica. La poesia, con le sue varie forme, stili o voci può analogamente assumere diversi significati o effetti emotivi a seconda di come viene letta o interpretata. Come la luce, la poesia può oscillare tra diversi stati d’essere: un atto linguistico semplice e diretto o un insieme di metafore complesse.
Il concetto di realtà non locale: la fisica quantistica ci ha mostrato che le particelle possono essere correlate a distanza, con il fenomeno del "entanglement" quantistico, dove lo stato di una particella è connesso allo stato di un’altra anche se sono separate da grandi distanze. La poesia, nel suo essere profondamente soggettiva e simbolica, può anch’essa creare connessioni tra idee, immagini o emozioni distanti tra loro, riuscendo a unire concetti apparentemente scollegati in un’unica realtà immaginativa e narrativa.
In una ricerca pubblicata sul periodico Advances nel 1993, l’esercito americano riferisce di aver condotto esperimenti per stabilire con precisione il collegamento emozione/DNA dopo una separazione. I ricercatori hanno preso un tampone contenente cellule e DNA dalla bocca di un volontario, lo hanno messo in un ambiente predisposto e hanno fatto delle misurazioni elettriche sul DNA ottenuto per vedere se rispondeva alle emozioni del donatore che si trovava in un’altra stanza. Al volontario venivano mostrati video che provocavano emozioni forti e mentre queste si manifestavano si misuravano le risposte del suo DNA nell’altra stanza. Quando le emozioni del soggetto toccavano picchi emotivi le cellule e il suo DNA, posto lontano, producevano nello stesso momento una forte risposta elettrica. Gli esperimenti portarono agli stessi risultati anche quando le cellule e il soggetto furono separati da una distanza di 560 chilometri. Inoltre, i tempi intercorrenti tra la risposta emotiva del soggetto e le sue cellule furono analizzati per mezzo di un orologio atomico situato in Colorado (con margine di errore di un secondo nell’arco di un milione di anni) e l’intervallo risultò pari a zero. L’effetto era simultaneo. Il DNA reagiva come se fosse ancora unito al corpo del donatore*
Questo esperimento dimostra che ogni cellula è parte dell’ologramma e contiene l’informazione dell’intero organismo e che in un ologramma qualsiasi cambiamento fatto in ciascuno dei suoi frammenti si riflette ovunque attraverso l’intero schema, confermando così l’effetto non locale.
Il poeta quando scrive, lascia inevitabilmente tracce del suo DNA poetico sul foglio. Chi la legge non può che entrare in correlazione con il poeta, diventando a sua volta, metaforicamente, parte del suo DNA e di un’interconnessione emotiva per la quale non sarà mai più lo stesso.
In conclusione, la poesia e la fisica quantistica condividono una natura esplorativa e tremendamente enigmatica. Entrambe tentano di avvicinarsi a una realtà che sfugge alla comprensione ordinaria, utilizzando il linguaggio – sia quello poetico che quello matematico e scientifico – per esprimere l'invisibile, l'ambiguo e l'infinito potenziale del mondo.
Personalmente ritengo che la poesia sia la continua ricerca degli infiniti mondi che sono contenuti dentro di noi, perciò dentro il cosmo intero. Io ne riporto un pezzettino, accompagno le persone per un breve tratto di strada, per logiche nebulose che mi spingono oltre alla pura materia organica in un’ottica di indagine continua, perché se è vero che siamo tutti in correlazione non posso sottrarmi a questa chiamata.
Siamo tutti potenzialmente “poeti”.
Sappiamo riconoscerlo?
Schiuma di quanti
di Durs Grünbein
Non solo le cose in sé, il come appaiono,
anche i significati che da un pezzo
hanno possono volgersi
all’irrappresentabile.
Guarda: un mandorlo
in fiore, scoperto in un angolo
del Giardino botanico, non è solo un topos
in un Lied, in una poesia d’amore,
è bensí anche pura materia organica.
Guardata da vicino, su scala minima,
invisibile all’occhio e al microscopio,
è una danza di bolle fatte di particelle da nulla
in un astratto – detto tempospazio
dalla nuova fisica, che nel tutto pone tutto
in relazioni di zero virgola nulla:
una struttura curva, a quattro dimensioni.
Se la parola è bolle, è momento
e non solo metafora che in un attimo esplode.
Ogni mandorlo è una schiuma di quanti.
* ricerca non disponibile alla fonte
* FISICA QUANTISTICA PER POETI di Leon M. Lederman / Christopher T. Hill, 2013, Ed. Bollati Boringhieri
* SCHIUMA DI QUANTI di Durs Grünbein, 2021, Ed. Einaudi
Un ringraziamento speciale a Iacopo Bartalucci, astrofisico e ricercatore presso lo INAF-IASF di Milano nonché “scienziato poeta”, per la revisione scientifica.

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