Se non è chiedere troppo, in ascolto di Etty Hillesum e Simone Weil di Gianni Fabiano
Scriveva Todorov nell’introduzione al suo bel libro La bellezza salverà il mondo: “Spesso, inconsciamente e tacitamente, ciascuno di noi è animato da un progetto di vita, dentro di sé ha uno schema ideale che lo guida e in base al quale giudica la propria esistenza del momento. So che l’aspirazione alla pienezza, al compimento interiore, a una qualità di vita migliore appartiene a tutto ciò, ma ignoro dove mi porti e quale posto vi occupi il rapporto con l’assoluto. Per ottenere delle risposte ho iniziato questa indagine: nella speranza che il passato possa illuminare il presente, ho voluto sapere come altri individui, di cui sono un ammiratore, avessero tentato di accettare la medesima sfida. In che cosa avevano cercato la perfezione? Che ruolo aveva giocato tale ricerca nella loro esistenza? Si era unita a quella della felicità?”
Questa silloge contiene testi ispirati da due grandi donne del Novecento, accomunate dallo stesso tragico destino, Etty Hillesum e Simone Weil. Sono testi che rimandano al loro percorso interiore e spirituale, originale per quei tempi, e assolutamente fulmineo, se nel giro di pochi anni, partendo da se stesse, dalle loro ferite, dai loro malumori, dalle loro insoddisfazioni esistenziali, giunsero alla loro pienezza di vita, testimoniata in pagine memorabili dei loro scritti.
Le parole di Todorov mi confermavano che ogni percorso interiore ha bisogno di nutrimento e che la scoperta, a volte anche casuale, del destino di certi individui in ricerca, può aiutarci ad assumere una maggiore consapevolezza di ciò che siamo e andiamo cercando nei meandri della vita, anche solo per affinità, soprattutto nei momenti di maggiore crisi come quella che stiamo vivendo.
La sezione centrale Qui tra gli uomini esprime un anelito di pace, nel mondo e in se stessi, che tutti auspichiamo ma che non sappiamo ancora come realizzare. L’esempio di vita di queste due donne straordinarie, testimoni di un radicale cambiamento interiore, ci invita a ritrovare in noi stessi un nuovo equilibrio e una nuova forma di amore per il mondo che verrà. Perché come scriveva Etty Hillesum: “Una pace futura potrà essere veramente tale solo se prima sarà stata trovata da ognuno in se stesso - se ogni uomo si sarà liberato dall’odio contro il prossimo, di qualunque razza o popolo, se avrà superato quest’odio e l’avrà trasformato in qualcosa di diverso, forse alla lunga in amore se non è chiedere troppo”.(1)
(1) Etty Hillesum, Diario (1941-1943), Adelphi, Milano, 2010, p. 127.
Dalla introduzione dell'autore
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Sì, ci si libera di tante cose, camminando.
Da tempo attraverso solitari giardini
la sera sotto fredde luci invernali
su foglie bagnate.
I cancelli si aprono e si chiudono.
Ne ho aperto uno oggi
per venirti a trovare.
Sono tempi così tristi - anche questi.
Fa paura pensare che tutto il dolore di ieri
possa tornare di nuovo - obliata ogni follia.
Ti vengo a trovare
su quel limpido pomeriggio d’inverno
liscio come uno specchio d’acqua ferma
in mezzo a tanta stupidità.
*
I rami scuri alla pallida finestra
tu così attenta ad ogni minimo fruscio.
Sono giorni in cui l’amore ti esplode dentro come un fuoco.
Ma tu hai il dono delle pause lunghe
seduta sul pavimento in un angolo della tua stanza.
L’amore ci porta sempre così lontano i primi tempi,
e in alto, come nuvole folli
sospese su un dirupo, come ubriachi
in bilico sul pendio di una collina,
senza più misura, senza cielo…
Poi tutto passa, si ritorna.
Ma tu hai il dono delle pause lunghe
seduta sul pavimento in un angolo della tua stanza.
Sai come fermarti e non riempirti fino all’orlo.
Ora ti metti un po’ di rosso sulle labbra
e di nuovo la vita ti viene incontro:
oggi ha i passi attutiti del tuo amico
sordo, dell’ungherese cieco…
A volte basta così poco
un po’ di lilla bianco dietro un pianoforte a coda…
*
Piccola, e così dolce, un pezzetto
di eternità scende nella tua ora migliore
profondamente assorta nelle vicinanze di Dio
e appena dopo ripiegata sulla tovaglia da sparecchiare
davanti allo specchio a colorarti la bocca.
Com’è vero, dopo giorni di tensioni nel chiasso
là fuori, ecco d’un tratto un senso di dolcezza
ci avvolge, e la vita
questa grande potente ed eterna corrente
ci sorride.
Non è altro che un dolce abbandono,
un calmo flusso di energie che dal fondo di noi stessi sale
e per mezz’ora ci fa liberi.
E’ questo l’amore grande che riempie
la bella armonia
e la vastità ricolma di Dio?
La ragazza marocchina guarda fuori nella grigia mattina
e il tuo libro aperto sulla scrivania, i fogli
sparsi in giro, i lumi ancora accessi
sotto la finestra, quest’energia che ci danza
dentro - tutto questo non si può fermare.
Tu pensa cosa sarebbe il mondo, e gli uomini
che là fuori si uccidono, se mezz’ora
al giorno di umile silenzio
durasse tutta una vita…
Gianni Fabiano è nato a Genova, dove vive. Da molti anni è impegnato in un percorso di liberazione interiore con il movimento culturale Darsi Pace per un’umanità più relazionale e nonviolenta. Da questa esperienza ha tratto ispirazione per la sua ricerca poetica. Ha ricevuto diversi riconoscimenti in ambito letterario, tra cui il Premio Città di Mestre e il Premio Città di Castello. In continuità con la recente pubblicazione Un lungo andare cercando (La Ruota Edizioni), questa è la sua quinta raccolta che si è aggiudicata il Premio Chiarevoci 2025.
Se non è chiedere troppo pagine 102 euro 12.00
Consultabile e acquistabile nel sito di ChiareVoci Edizioni
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