Sette domande sulla poesia - risponde Michele Lucchetti

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  Nell’attuale asfittico panorama culturale, in cui tutti scrivono libri e nessuno li legge, che ruolo ha lo scrittore? Queste nostre povere poesie che nessuno legge, potrebbero un giorno essere tutto ciò che resta del genere umano, se dopo la distruzione conseguente alla deflagrazione di un ordigno micidiale e definitivo, scampasse alla catastrofe soltanto uno dei nostri libriccini. Oppure potrebbe emergere dalla macerie il manualetto del Daikin e gli archeologi e antropologi alieni atterrati sullo sfortunato pianeta, potrebbero da esso inferire la scomparsa di una civiltà terrestre votata alla refrigerazione. Queste facezie sono contenute anche in una mia poesia intitolata Domenica pomeriggio ispirata dai papiri carbonizzati di Ercolano custoditi nel Museo archeologico di Napoli e da un delizioso brano del Diario minimo di Eco. D’altronde non si contano i letterati visitati dalla Fama molto tempo dopo la loro dipartita, quando forse le loro parole avevano acquisito un significato...

85.000 libri l'anno e nessuno legge

 


Il Podcast Pagine e Voci nasce da una domanda semplice e mai risolta: perché continuiamo a leggere, a scrivere, a cercare parole che non bastano mai del tutto. 

Il primo video del podcast inaugura il progetto con una domanda diretta e necessaria: cosa accade davvero dietro le quinte dell’editoria italiana? Lo sguardo si posa su una zona poco raccontata ma centrale del panorama contemporaneo, ciò che potremmo definire il sottobosco editoriale: un territorio vasto e opaco, reso ancora più difficile da attraversare dai numeri della sovrapproduzione libraria. A partire da dati, pratiche diffuse e testimonianze indirette, il podcast prova ad aprire un discorso sul senso del pubblicare oggi, restituendo complessità a un panorama spesso semplificato o taciuto.

Nel suo percorso complessivo, Pagine e Voci si propone come un dialogo aperto, fatto di dubbi, esempi, letture e domande. Nei prossimi appuntamenti si tornerà a interrogare il senso dell’arte, la differenza tra ciò che consola e ciò che mette in movimento, il ruolo del lettore come parte attiva del testo. Accanto agli episodi di riflessione, il progetto prevedeinterviste ad artisti e operatori del settore, per affiancare alla discussione teorica le voci di chi lavora quotidianamente con le parole, i libri e le immagini.
Perché la letteratura, prima di essere spiegata, va abitata.

Nel 2024 in Italia sono stati pubblicati circa 85.000 titoli, a fronte di un dato altrettanto noto quanto allarmante: metà della popolazione non legge nemmeno un libro all’anno. In questo squilibrio strutturale si inseriscono pratiche che spostano progressivamente il baricentro dell’editoria dall’opera all’autore-cliente, dal progetto culturale al profitto immediato.

Uno dei nodi affrontati riguarda il proliferare di realtà che operano come vere e proprie stamperie a pagamento. In questi casi l’autore si fa carico interamente dei costi di produzione, mentre il libro resta spesso privo di distribuzione reale e di un lavoro editoriale riconoscibile. Accanto a queste strutture esistono forme più ambigue: piccole case editrici che adottano un doppio canale, pubblicando gratuitamente alcuni autori e chiedendo ad altri un contributo mascherato, spesso sotto forma di acquisto obbligatorio di copie.

Un capitolo a parte riguarda l’autopubblicazione su grandi piattaforme digitali, che arrivano a dichiarare la presenza di oltre 20.000 autori. Un numero che, più che indicare vitalità, segnala l’assenza totale di selezione e di responsabilità editoriale: se tutto può essere pubblicato, viene meno il ruolo stesso dell’editore come filtro, come garante di una scelta.

Il podcast affronta anche i meccanismi legati a concorsi e antologie poetiche, dove l’invio di un testo diventa spesso il primo passo di un percorso a pagamento. All’autore vengono proposte pubblicazioni collettive o volumi personali in cambio di quote di partecipazione o dell’acquisto di copie, con libri che finiscono per circolare quasi esclusivamente tra chi li ha finanziati.

Di fronte a questo scenario, Pagine e Voci rivendica la necessità di tornare a pensare l’editoria come spazio di cura, di memoria e di scelta. Pubblicare non può ridursi a un atto tecnico o commerciale: significa assumersi una responsabilità culturale, far dialogare la scrittura con il tempo storico e restituire centralità al valore dei testi, prima ancora che ai numeri.

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