Samuel Taylor Coleridge e La ballata del vecchio marinaio

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Amo Samuel Taylor Coleridge da sempre.  Ricordo ancora l’incanto che ho provato quando ho ascoltato per la prima volta Kubla Khan al liceo, e la profonda estasi e commozione (quasi una vera e propria sindrome di Stendhal) che mi hanno assalita quando, intorno ai miei vent’anni, ho potuto ammirarne il manoscritto autografo al British Museum. Lo stesso vale per The Rime of the Ancient Mariner e Christabel . In queste tre opere, Coleridge fa un uso particolare dello spazio, ed ha una capacità straordinaria di evocare immagini e situazioni oniriche, allegoriche e visionarie, creando una soglia che dà fantasmaticamente e indubitabilmente accesso all’ oltre . E che ancora oggi è in grado di affascinare e ‘risucchiare’ i suoi lettori, trasportandoli in una dimensione fuori dal tempo, in cui prendono forma e si dipanano accadimenti universali.  Dato il periodo storico particolarmente drammatico che stiamo vivendo, credo che un autore che parla del ruolo fondamentale che l’immaginazi...

Grani d'oro di Emma Stopelli


Grani d'oro
  di Emma Stopelli

«È oro, Mammina, quel che strappiamo
e spogliamo di spighe a mani nude?
Il nostro oro di chicchi chiuso in sacchi,
e l’altro tondo, avvolto in fasce.»
Emma Stopelli


Emma Stopelli annuncia questa sua silloge d’esordio come voce solista con due epigrafi: “Fermati un giorno e una notte con me e dominerai il principio di ogni poesia”, Walt Whitman, Leaves of grass, Song of Myself II, e: “Per noi, c’è solo l’esperienza. L’immobilità non è affar nostro.” Thomas Stearns Eliot, Four Quartets, East Coker V, testimoniando che non si arriva mai davvero nuovi al mondo ma sempre si giunge dal dato esperienziale – da tutto quello che ci ha preceduto, accompagnato e formato. Difatti, questa della Stopelli è una sintesi scrittoria lungamente meditata, macerata e poi distillata tra canto e segno linguistico, tra canto e parola, tra parola e canto. Questo è un esordio, insomma, maturato nei silenzi e nelle attese che poi fanno sulla carta lo scrivere versi. Vale a dire il testimoniato misterioso formarsi della Poesia nell’animo umano.

(dalla prefazione di Massimo Ridolfi)


Il fiore infuocato 


Cresceva l'erba gramigna, infelice, aspra

feroce nemica del grano, pettegola

tiranna del campo senza padrone. 


E mentre Venere tanto amata inebriava 

i ciclamini, la cascina, le edere,

il tuo zoccolo sulla soglia con me languiva

l'ultimo chiarore, ardendo in canone

il nostro affanno: un ganglio irrequieto.

 

Io così suggevo la rosa dal vespero infuocata,

lunghe ciglia, cicala al primo amore. 



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