Samuel Taylor Coleridge e La ballata del vecchio marinaio
Amo Samuel Taylor Coleridge da sempre. Ricordo ancora l’incanto che ho provato quando ho ascoltato per la prima volta Kubla Khan al liceo, e la profonda estasi e commozione (quasi una vera e propria sindrome di Stendhal) che mi hanno assalita quando, intorno ai miei vent’anni, ho potuto ammirarne il manoscritto autografo al British Museum. Lo stesso vale per The Rime of the Ancient Mariner e Christabel . In queste tre opere, Coleridge fa un uso particolare dello spazio, ed ha una capacità straordinaria di evocare immagini e situazioni oniriche, allegoriche e visionarie, creando una soglia che dà fantasmaticamente e indubitabilmente accesso all’ oltre . E che ancora oggi è in grado di affascinare e ‘risucchiare’ i suoi lettori, trasportandoli in una dimensione fuori dal tempo, in cui prendono forma e si dipanano accadimenti universali. Dato il periodo storico particolarmente drammatico che stiamo vivendo, credo che un autore che parla del ruolo fondamentale che l’immaginazi...

Commenti
Posta un commento