Gratitudine e restituzione
La rubrica "Voci in dialogo" nasce come estensione dell’omonimo ciclo di incontri, organizzati da "ChiareVoci Edizioni" e "Officine letterarie Poesia 33" che si tiene mensilmente a Lainate intorno a una tema dato; uno spazio di parola condivisa, aperto, attraversabile, in cui un tema comune diventa occasione di confronto.
La rubrica accoglie alcuni degli interventi emersi in quei contesti: riflessioni, testi in prosa, appunti, poesie. Un coro imperfetto, in cui le voci non cercano di coincidere ma di confrontarsi. I testi qui presentati conservano il carattere orale di dialogo, sono tracce di un pensiero che nasce nell'incontro e continua, qui, a interrogare chi legge.
Sono in grande difficoltà: sviluppare questo tema mi rivela che non ho ancora la statura per essere grato abbastanza.
Alla Vita, che viceversa mi ha donato tantissimo.
Ed è difficilissimo non essere retorici. Essere diretti. Tenere la mente tesa.
Mi rivolgo quindi a me stesso come ad un prigioniero che deve essere liberato.
| Io | sono prigioniero del tempo e sono consapevole di quanto di me si muova all'interno dei concetti: 'inizio' e 'fine' tra gli altri.
Credo sia il modo umano di esistere.
Cerco disperatamente di uscirne, ma lo scintillio del tempo cade come polvere dal mio corpo e non si raccoglie in alcun luogo, va solo dove è più buio.
Forse questa è già una restituzione?
Voglio dire: sono grato di questa perdita. Sono grato al tempo, del tempo, della sua presenza qui e ora: “materializzato” da voi che ascoltate o leggete.
Nessun tempo è perso, qualsiasi sia la concezione di tempo: ogni suo granello resta prezioso e va restituito, a noi innanzi tutto; è un dono.
Esistiamo, e fermi nel nulla ci trasformiamo comunque… fino ad orizzonti dove il tempo stesso si dissolverà.
Gandhi nelle sua narrazioni riusciva a congiungere la grandezza dell’Uomo al cambiamento: anzitutto di sé stessi, che, incarnando questa costante tensione, può indurre il cambiamento nel Mondo.
Esposti a queste illuminazioni non si riesce più a dire “io”: la parola si trasforma in “noi”, e infine torna come dono perpetuo verso “l’altro da noi”, oltre il tempo dell’Uomo… che è troppo spesso l’illusione di esistere come “io”, “io”, “io”.
Ma se il tempo può essere prigione, anche la gratitudine, la riconoscenza, la restituzione possono esserlo. Imprigionate in schemi. Ancorate, legate a tradizioni, rilegate in libri, riti, tabù, ideali…
EDio? Se non posso nominarmi, non Sono, non Credo, dubito costantemente: dell’Umanità, della Presenza o dell’Assenza, dell’Altro, dell’Uno, dello Stato dell’Essere…
Come posso essere grato? Come posso restituire un dubbio nel dubbio?
Su questo limite non so fare altro che affidarmi a un dono che ho ricevuto da bambino, non mi abbandona mai: il senso del Sacro. Io ateo, io polvere, non si scinde mai da me l’idea che ogni cosa, davvero: ogni cosa - reale, immaginata, conosciuta o sconosciuta, espressa, potente o in potenza - appartenga ad un campo che è l’ordito la cui trama è quella dimensione di Senso che noi tessiamo in Vita. Il Sacro.
E anche di questo sono grato: e queste riflessioni credo siano l’unico oggetto che per ora posso realmente restituire su questo tema.
Pensieri.
Per il sottoscritto non c’è salvezza: le Divinità sono invenzioni dell’Uomo: pilastri su cui poggiare la mente e trovare momentanei orizzonti di senso. Il Sacro non lo sento come una loro emanazione: anch’Esse vi sono inscritte, come noi siamo inscritti nel tempo .
La Gratitudine è dunque un’azione, difficile, solitaria ma sociale, altissima, banale solo in apparenza… perché semplice: anche un “grazie” detto passando il pane e ricevendo l’olio proviene, consapevolmente o meno, da quello stato esperito dall’Umanità quando è riuscita ad unire Sacro, Senso e Transito.
È senz’altro un lavoro continuo, una fatica. Ma in tutti gli attimi, nelle scintille in cui è trasmessa, il mondo si apre ulteriormente e i nostri occhi brillano, brillano, brillano.
Insieme, non altrimenti, nel recinto dell’Uomo.
Ewig
Squilli lontani di trombe ...
All'orizzonte nubi altissime
combattono contro il blu
I battaglie di fuoco |
che il tempo dissolve
e l’angelo oblitererà.
Le menti si accartocciano
lo sguardo inefficace si rivela
e la forma dei leviatani già non lascia tracce.
Sotto, la Terra ascolta,
respira potente,
regge il transito delle carni:
ringraziano nascendo,
comprendono cadendo
dall’orlo del tempo inprincipiato.
Noi, crepa nell’Assoluto
non accadiamo.
(intervento di Adriano Max sul tema Gratitudine e restituzione legato alla presentazione del libro La restituzione di Carlo Penati)



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